Calcio femminile e disparità, ma qualcosa si muove anche in provincia

19.09.2019 14:35 di Ilaria Marciano   Vedi letture
Calcio femminile e disparità, ma qualcosa si muove anche in provincia

Il calcio femminile piace. I Mondiali del 2019 con tanto di partecipazione dell'Italia ce l’hanno dimostrato. E i numeri parlano chiaro. Al 2018, in Italia, le tesserate sono state quasi 26mila, duemila unità in più rispetto al 2017. Una crescita inaspettata, sorprendete.

Basti pensare che nel panorama mondiale, secondo statistiche registrate dal Sole 24 Ore nel 2017, l’Europa occupa il terzo gradino del podio per numero di giocatrici (20,4%). Prima in assoluto il Nord America (53,4%) e Asia (21,0%). Seguono Africa (4,1%), Sud America (0,9%) e Oceania (0,3%). Ma se si prendono i dati relativi al numero di tesserate le cose cambiano. L’Europa ne conta 2095,8 (in migliaia) e si posiziona soltanto dietro all'inarrivabile Nord America. Ma se i numeri lasciano ben sperare, la realtà dei fatti è ben diversa. Numerose le disparità con i colleghi uomini. Tanti pregiudizi, pochi investimenti.

Ad Alessandria le ragazze tesserate sono circa un’ottantina, a differenza dei quasi tremila ragazzi. Come se il calcio fosse prerogativa maschile. Frutto di pregiudizi? Può essere. Ma il vicepresidente dell’Acf, Alessandro Violino, è ottimista: "Fino a un paio di anni fa per noi era un problema insormontabile questa diffidemza. Da quest’anno, con l’aiuto dei Mondiali e con tutto quello che i media passano sul calcio femminile si sta aprendo un bello spazio con margini di crescita enormi". Disparità che si vivono anche in termini di audience e investimenti. L’Acf è un’associazione no-profit, e non riceve introiti regionali e comunali. A tal proposito, sempre Violino commenta: "Sono differenze con il mondo del calcio maschile che per fortuna sono destinate ad accorciarsi, ma in quanto tempo non lo so".

Ad esempio, spiega ancora Violino "nei Paesi del Nord, dove il calcio femminile è molto più sviluppato, non hanno ancora raggiunto la parità con quello maschile. Si può dire però che si comincia a parlare sempre più spesso di una sorta di equiparazione tra queste due realtà. Si sta cambiando la mentalità di tifosi e delle famiglie". Che magari un tempo erano restie ad assecondare il desiderio delle figlie di giocare uno sport da 'maschiacci'. Si tratta dunque di un fenomeno in continua e piacevole espansione. Anche se la strada da percorrere è ancora lunga, in salita. Ma le ragazze in grigio possono contare su un fattore che supera pregiudizi e investimenti: l’unità dello spogliatoio.