Orgoglio Grigio, Luca Laveggio: “Porte chiuse? Qualcosa di surreale”

30.04.2020 14:30 di Fabrizio Pozzi Twitter:    Vedi letture
Orgoglio Grigio, Luca Laveggio: “Porte chiuse? Qualcosa di surreale”

Luca Laveggio, presidente di Orgoglio Grigio, ha parlato ai microfoni di F2 Radio Lab ed ha raccontato la storia dell’associazione partendo dall’attuale situazione di emergenza legata al coronavirus.

Il periodo è molto difficile, sono passati più di due mesi e mezzo dall’ultima partita interna dei grigi. La domenica allo stadio contribuiva alla quotidianità, cosa che manca come l’ossigeno”.

Orgoglio Grigio - ha proseguito Laveggio ripercorrendo la storia - nasce nel 2003, anno del fallimento dell’Alessandria, come associazione di tifosi a salvaguardia della squadra come istituzione alessandrina. Un gruppo di tifosi decise di raccogliere le forze, anche economiche, per provare a dare un contributo. La sua mission è quella di accertarsi che chi è al timone della società non sia un avventore, ma un soggetto che mette l’interesse della squadra e dei suoi tifosi al primo posto anziché i propri interessi personali. Nel tempo poi l’associazione si è anche evoluta, ora siamo attivi nel sociale per quanto riguarda attività di beneficenza. Quello che ora ci contraddistingue come compito principale, ora, è l’organizzazione delle trasferte e la cura dei rapporti tra società e tifoseria. All’interno del consiglio direttivo sono presenti più membri che arrivano da diversi settori dello stadio, dalla curva al rettilineo o alla tribuna”.

Nell’attuale momento di emergenza Orgoglio Grigio è molto vicina alla città e non solo. “Faccio partire del consiglio direttivo da sette anni e sono presidente da quasi due. In questo periodo le occasioni di dare un contributo al livello benefico, purtroppo e per fortuna, sono state molteplici. L’ultima è quella di supporto agli ospedali di Alessandria e provincia per l’emergenza Covid-19. Nello scorso agosto abbiamo invece organizzato una festa per raccogliere fondi a favore degli sfollati del ponte Morandi di Genova, senza dimenticare l’iniziativa a sostegno delle famiglie dei tre Vigili del Fuoco vittime dell’incidente del novembre scorso. Tornando all’attuale emergenza noi abbiamo fatto una donazione di 1.000 euro scaturita dall’autotassazione dei membri del consiglio direttivo. La tifoseria alessandrina - ha poi proseguito Laveggio - è sempre stata in prima linea per ogni iniziativa a livello benefico, non solo sotto il nome di Orgoglio Grigio. Per esempio è in corso una raccolta fondi a supporto delle famiglie anche da parte della Gradinata Nord come gruppo della curva (leggi anche Gradinata Nord, con Caritas per le famiglie bisognose). Siamo riconosciuti come una tifoseria dal cuore grande a livello benefico, e non solo rivolte al nostro territorio. La nostra memoria all’alluvione del 1994, quando ricevemmo aiuti dalle tifoserie di tutta Italia. Perciò a noi sembra naturale e spontaneo aiutare chi ne ha bisogno ovunque si trovi”.

Il campionato è sospeso e non ci sono ancora indicazioni sul futuro. “La mia paura più grande è che molte società di serie C, che è quella che ci riguarda più da vicino, non saranno ai nuovi nastri di partenza. A livello economico la serie C è in difficoltà da anni, anche perché gli introiti veri cominciano dalla serie B a salire. I diritti televisivi in serie C sono irrisori perciò, se già si era fatto fatica in condizioni normali ad avere 60 squadre per costruire tre gironi, temo che sarà difficile arrivare a 20 per farne anche solo uno. Di conseguenza c’è la paura che molte tifoserie non potranno partecipare alla nuova normalità, quando si ripartirà”.

Il tema è, appunto, come ripartire. “Fin da subito, sempre con riferimento alla serie C, sono stato dell’idea che i campionati di questa stagione do essere essere definitivamente sospesi congelando le retrocessioni. Per le promozioni è giusto che squadre come il Monza, che ha un vantaggio abissale, posso beneficiare della promozione, così come le prime degli altri due gironi. Per quanto riguarda la quarta da promuovere non saprei indicare una metodologia, anche se ritengo che per quest’anno le promozioni potrebbero essere solo tre. L’idea di sospensione definitiva, comunque, deriva soprattutto dal fatto che riprendere i campionati senza dare la possibilità ai tifosi di affollare lo stadio non ha senso. L’esperimento dell’ultima partita di serie A a porte chiuse, Juventus-Inter, è stato qualcosa di surreale. Le porte chiuse devono essere un caso eccezionale e non penso che queste possano diventare la semi-normalità”.