L’intervista al presidente dei grigi Luca Di Masi (seconda parte)

"In serie C dal punto di vista sanitario è impossibile pensare alla ripresa"
07.04.2020 11:00 di Fabrizio Pozzi Twitter:    Vedi letture
Luca Di Masi
Luca Di Masi

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Prosegue il racconto dell’intervista telefonica con Luca Di Masi, presidente dell’Alessandria della quale avevamo cominciato a riferire già ieri (leggi anche L’intervista al presidente dei grigi Luca Di Masi (prima parte)).

Di Masi ha poi affrontato l’emergenza coronavirus parlando di ciò che è scaturito dall’ultima assemblea di Lega Pro (leggi anche Lega Pro, non si giocherà senza adeguate condizioni sanitarie).

Per circoscrivere l’argomento io penso ai sessanta imprenditori presidenti delle squadre di Lega Pro. Devono pensare alle loro imprese, ai loro dipendenti ed il calcio verrà soltanto molto dopo. E per me, anche se amo il calcio, che vivo per i grigi, la ripresa del campionato è impensabile. Forse in serie A, con gli interessi che ci sono in ballo, potrebbe essere possibile. Anche se non riesco bene a comprendere con quali tempi e modalità dal momento che, per esempio, hanno bloccato il torneo di Wimbledon che si sarebbe dovuto giocare a metà luglio. In serie C, ripeto, dal punto di vista sanitario è impossibile pensare alla ripresa. E giocare a porte chiuse sarebbe una tragedia. Oltre tutto i calciatori andrebbero in campo, dovrebbero avere contatti, e anche solo per loro ci vuole rispetto. Sarei la persona più felice del mondo se potessi vedere una partita dei grigi con i tifosi che esultano ad un gol. Ma dal punto di vista sanitario, ripeto, è impensabile. E se la serie A dovesse riprendere a settembre o ottobre, noi in Lega Pro non possiamo certo pensare di giocare a luglio o agosto. Con il presidente Gravina, persona che stimo molto, ho un ottimo rapporto, e immagino i problemi giganteschi che deve affrontare, con richieste tutte diverse da gestire. E quando, nei giorni scorsi, ha parlato di serie C d’élite, lo ha fatto quasi come se non ci fosse l’emergenza coronavirus. La realtà, purtroppo è che davvero poche squadre potranno riuscire a sopravvivere. Perciò non si può pensare alla ripresa, ma neanche di continuare ad essere in sessanta con tutte le difficoltà imprenditoriali che ci sono. Temo di sarà una sorta di selezione naturale, il rischio è vedere società che parevano solide ma sorrette da imprenditori che hanno perso cifre impressionanti, con dipendenti a casa e produzione azzerata”.

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