Le facce buone vincono sempre

Giuro che ti accompagnerò (parte 1)
29.01.2018 16:06 di Beatrice Bruno  articolo letto 774 volte
Le facce buone vincono sempre

Ieri mattina mi sono svegliata e ho pensato a Livorno. Era da un po’ che non mi capitava di alzarmi al mattino e percepire la tensione di una partita che non avrei visto sugli spalti. Gli esami incombono e perdere un’intera giornata sarebbe stato anti produttivo per l’università e per la gestione delle ansie della mamma. Nonostante questo ero felice della sensazione che provavo. Finalmente nel mio cervello si era risvegliata quella molla che si era autosoffocata miseramente a maggio del 2017.

Si è risvegliata la mia voglia di Grigi. Non che fosse caduta in un letargo incontrollabile, ma la sentivo sempre... come se fosse in hangover. Ieri, per la prima volta dall’inizio del campionato, era pimpante ed energica. Ho pensato a tutti i miei amici che alle 10 partivano per la Toscana. Ero felice per loro. Livorno per me è la trasferta perfetta. Il viaggio non è né troppo lungo né troppo breve. Dura tanto quanto è giusto che duri. Dura giusto il tempo per goderselo bene sorseggiando cantando e ridendo. E poi a Livorno siamo sempre tanti. È una trasferta che tira. 

Mi faceva simpatia anche pensare che Sottil allenasse il Livorno. Che fosse il condottiero della corazzata capolista. Perché alla fine i difetti di Sottil me li ricordo bene. Io lui l’ho visto giocare con la maglia dei Grigi. Un po’ la cosa mi fa sentire vecchia. Insomma un ex giocatore dei grigi che è già diventato allenatore. Mi sono consolata pensando a quando, piccola, lo vedevo così rognoso e falloso che ogni volta che risalivo in macchina dopo la partita dicevo a mio padre “Sottil non mi piace è un mostro ha la faccia da cattivo e prende sempre almeno un cartellino giallo”. Poi iniziò a prendere almeno un cartellino rosso e gli aggettivi diventarono, per quanto consoni, (di parolacce ne dicevo poche, ai tempi... andavo a scuola dalle suore) un po’ più pesanti. 

Era carino battere Sottil. Non so perché. Mi dava fastidio potergli dare la soddisfazione di battere la mia squadra. “No Sottil, mi dispiace, oggi non ce la puoi fare”, mi dicevo. Ho pensato a lungo ieri sul contrasto Sottil-Marcolini. Il primo ha davvero la faccia da pitbull arrabbiato. Ha sempre avuto il broncio e i suoi occhi piccoli e incavati non aiutavano la sua espressione. Marcolini invece ha il viso del buono, del genuino, del sensibile (INTENDO DELLA PERSONA SENSIBILE, NON DEL DS).

Oh, a me Marcolini piace. A me Marcolini piace tanto. È sorridente e ci tiene a noi. A noi intendo a noi come tifo. È sempre, sempre, sempre venuto sotto la curva da quando è qui. Sono gesti spontanei che significano tanto. Speravo che la mia opinione iniziasse a essere condivisa.

È stato così. Marcolini piace. Marcolini piace a tutti. E piace anche perché vince. E piace anche perché ieri, ha vinto. È un ragionamento superficiale? No, è il ragionamento del calcio. Ovvio, se vinci e hai la faccia da cattivo piaci un po’ di meno. O molto più probabilmente tutti se ne fregano della tua smorfia. Io invece ci terrei alla mia smorfia, e all’impressione che do; ci terrei anche se vincessi.

Ieri è nato un nuovo coro. I nuovi cori nascono solo quando c’è serenità. E hanno successo solo quando c’è armonia. È un coro un po’ stile Napoletani, ma alla fine, i cori più belli sono i loro. È assurdo come un coro a più strofe, con strofe una diversa dall’altra, sia riuscito a essere cantato così bene fin da subito. La magia di Livorno.

Fuori e dentro il campo. Forse abbiamo trovato il binomio vincente. Forse abbiamo capito cosa si deve fare. Forse bastava semplicemente Marcolini. Forse la chiave giusta era solo l’umiltà. Seguiranno aggiornamenti, la lotta di Marcolini è iniziata ora. Nel frattempo...

Siamo l’armata grigionera
Noi siamo la Curva Nord
Anche nel tuo peggior momento
Giuro che mai ti lascerò
GRIGIONERO È IL COLOR CHE CI SCORRE DENTRO AL CUOR
ALESSANDRIA VINCI PER LA CURVA NORD