“Tanto tuonò che piovve”. Ma in serie C l’ombrello è troppo piccolo...

21.05.2020 12:00 di Fabrizio Pozzi Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
“Tanto tuonò che piovve”. Ma in serie C l’ombrello è troppo piccolo...

Dopo un patetico 'tira e molla', durato davvero troppo a lungo per non diventare stucchevole, la Federcalcio ha deliberato che serie A, serie B e, soprattutto, serie C proseguiranno “regolarmente” (scusate, ma le virgolette sono più che mai d’obbligo...).

Non solo. La FIGC ha già anche previsto le alternative da adottare in subordine - e cioè se non si riusciranno a portare a termine i tornei - avocandosi la possibilità di modificare i format a campionato in corso. Cioè quanto di meno sportivo si possa immaginare. Per questo stride, e non poco, il fatto che in caso di definitiva interruzione saranno stilate graduatorie con criteri che premino proprio il merito sportivo. Una bella confusione che, comunque, conferma promozioni e retrocessioni tra le diverse categorie.

È evidente che il motore di tutto questo è stata la necessità di riprendere il campionato di serie A, non fosse altro che per rimandare - quantomeno - la querelle relativa ai diritti televisivi che rappresentano la vera spina nel fianco del movimento calcistico nazionale e non solo...

Sebbene non si possa non considerare la voglia di tornare alla normalità, sentimento più che giustificato, la decisione assunta non ha però tenuto conto di altri determinanti fattori.

Innanzitutto non si è tenuto conto della volontà di non riprendere a giocare espressa a chiare lettere dall’Assemblea dei sessanta club di serie C. Che, vale la pena di ricordarlo, da sole rappresentano la maggioranza dei club professionistici del nostro Paese...

Ma, elemento ancor più significativo, è che si sia deciso di riprendere a giocare indipendentemente dal fatto che i tifosi possano accedere agli stadi per assistere alle partite. 

Una partita di calcio giocata senza tifosi, benché visibile grazie a tutta la multimedialità alla quale siamo abituati, è uno spettacolo triste e di conseguenza poco appetibile. A questo proposito possiamo solo attendere le decisioni che il Governo assumerà il 28 maggio, dopo il confronto tra i Ministri competenti e la Federcalcio. Senza dimenticare che in ogni caso bisognerà fare i conti con la voglia (o la possibilità...) che i tifosi avranno di riprendere a frequentare uno stadio...

Ultimo, ma non ultimo, proprio in quella sede saranno definiti i protocolli di sicurezza da adottare, oltre che per i tifosi, anche e soprattutto per gli addetti ai lavori. Che non sono soltanto, giova ricordarlo, coloro che scendono in campo. Cento società professionistiche muovono migliaia di persone impegnate nelle mansioni più disparate, talvolta poco visibili, ma inevitabilmente necessarie. Perciò salvaguardare il principale diritto di ciascuno, ossia la tutela della salute.

Dal momento che ci rifiutiamo di credere che possano essere validati protocolli diversi per le diverse categorie, il vero rischio è che per la foga di riprendere a tutti i costi si avallino scelte che possano essere economicamente più accessibili per tutti i club, dalla serie A alla serie C.

Ma se l’ombrello è troppo piccolo quando piove qualcuno rischia di bagnarsi...