Esaltarsi o non esaltarsi, questo è il problema

22.08.2018 14:45 di Federico Capra Twitter:   articolo letto 688 volte
© foto di Matteo Papini/Image Sport
Esaltarsi o non esaltarsi, questo è il problema

Gozzi, Cazzola, Agazzi, Iocolano, Gonzalez, Bocalon, Casasola, Mezavilla, Guazzo... potremmo andare avanti per giorni e giorni a enumerare i tanti colpi - perché sulla carta erano tali e qualcuno anche in campo - fatti sotto l'egidia di Luca Di Masi negli anni passati. Nomi, chi più e chi meno, che hanno esaltato il popolo grigio. Nomi che hanno fatto sognare a lungo la serie B. Nomi che poi, in concreto, non hanno portato a un bel niente. Una semifinale di Tim Cup, una finale di playoff contro il Parma (dopo tra l'altro un campionato buttato alle ortiche con Braglia in panchina) una Coppa Italia di serie C vinta con uno stravolgimento netto della rosa affidata poi a Marcolini dopo la sciagurata gestione Stellini-Sensibile.

Poi? Poi siamo sempre tornati a casa con le pive nel sacco vedendo gli altri festeggiare. Questo nonostante mercati estivi esaltanti con nomi che hanno fatto pensare che quella fottuta cadetteria, alla quale momentaneamente e a titolo personalissimo non credo nemmeno più, fosse lì a portata di mano. Anche perché in concreto nulla di quanto preventivato e accarezzato a inizio stagione non è mai arrivato. Eppure estate dopo estate ci esaltavamo. Io stesso, che mi reputo una persona molto tranquilla, ero al settimo cielo per l'arrivo di un Piccolo piuttosto che di un Sestu. Alla fine della fiera poi eravamo sempre lì. Lì a dirci che d'estate eravamo campioni e poi in primavera ci sentivamo... beh lo abbiamo capito senza cadere in scurrilità.

Ora l'aria però è cambiata al grido di gioventù. E allora via quasi tutti i giocatori delle passate stagioni e dentro una squadra completamente nuova affidata a un tecnico che è alla seconda annata in C, alla terza complessiva da allenatore, anche se a Francavilla ha dimostrato che ci sa fare con le risorse messe a disposizione dal club. Dirò di più. A me quasi, quasi non dispiace nemmeno sta cosa. Perché a forza di esaltarmi in estate e sfottuto in primavera mi ero un po' rotto le scatole. Il senso è: magari quest'anno, con una rosa sottovalutata (dagli altri), qualcosa di buono uscirà.