Quando il calcio incontra le donne: sondaggio tra le atlete dell'Acf

26.11.2019 10:00 di Ilaria Marciano   Vedi letture
Quando il calcio incontra le donne: sondaggio tra le atlete dell'Acf

Sono ragazze tra i 16 e i 32 anni, accomunate da una passione: il calcio. Sono le ragazze dell’Acf Alessandria che, in campo mediamente da nove anni (chi più chi meno), hanno contribuito a fare maggiore chiarezza sul triste binomio calcio femminile-discriminazione. È stato chiesto loro di rispondere ad alcune domande di un questionario in cui veniva chiesto di raccontare esperienze personali di eventuali fenomeni di disparità. I risultati lasciano (fortunatamente) ben sperare.

Alle ragazze è stato chiesto perché, tra tutti gli sport, hanno scelto proprio il calcio. Domanda che risulterebbe strana per un collega del maschile che difficilmente si trova a dover rispondere a questa domanda. Dal 100% delle risposte, però, trapela quella passione innata delle atlete in grigio per questo mondo.

La discriminazione, purtroppo, rimane una costante. Metà delle intervistate è stata oggetto di discriminazione e sessismo, di cui, la totalità, non ha subito insulti diretti, ma costanti paragoni con i colleghi del maschile. Perché vige ancora la visione che se sei donna non puoi giocare bene a calcio e che, in linea generale, il calcio non è uno sport per ragazze. Come una legge non scritta. E queste differenze tra il maschile e il femminile vengono percepite dall’87,5% delle intervistate. Di queste, il 25% rintraccia diversità dal punto di vista fisico, mentre il restante 75% sostiene che ci siano problematiche a livello economico ma soprattutto a livello culturale.

È stato chiesto alle calciatrici anche quale fosse stata la reazioni dei famigliari alla loro scelta di correre dietro a un pallone su un prato erboso. Le risposte sono state delle più disparate: circa il 10% delle intervistate ammette che la famiglia non ha accettato fin da subito la loro decisione, ma che, nonostante questo, ora abbiano pieno sostegno. Il 90%, al contrario, dichiara di aver avuto sostegno sin dall’inizio. E se le ragazze sono dove sono è perché la volontà va al di là di ogni pregiudizio.

Alla luce di questi risultati bisogna dire che c’è ancora molto da lavorare. Lavorare sulla mentalità dei singoli, e su quella della società. Lo sport non dovrebbe avere etichette. Ed essere donna non dovrebbe essere un ostacolo. Perché il calcio è di chi lo ama.